La lingua sarda racconta la montagna: appunti per escursionisti.

Marco
Marco
Sardinian in love with his land. Passionate about everything related to nature, lover of foreign languages. Hiking guide and language teacher.

La lingua sarda non gode di ottima salute, le vicende politiche seguite all’unità d’Italia del 1861, che in parte miravano a una ”italianizzazione forzata” di tutte le genti che abitavano il neonato Stato, hanno colpito duramente le lingue locali.

In Sardegna, dove fino ad allora il sardo era la lingua regolarmente parlata, il suo utilizzo nelle scuole è stato proibito in favore dell’italiano e gli studenti e i professori “dissidenti” venivano severamente puniti, fino a perdere il posto di lavoro. Così, nel tempo, si è cristallizzata nella mente di molti sardi la convinzione che “il sardo è una lingua per ignoranti” ed è inoltre saltato in parte quel sistema di trasmissione tra genitori e figli che mantiene viva una lingua.

Pertanto, al giorno d’oggi, il sardo è, in molti contesti, agonizzante. La geografia del suo utilizzo quotidiano varia notevolmente tra città e paesi e tra paese e paese, ma negli ultimi anni sta crescendo la consapevolezza della sua grande importanza storico-culturale e tanti giovani e meno giovani sono animati dal desiderio di imparare – quando non è stato possibile tra le mura di casa – questa lingua che conserva dentro di sé la storia di quest’isola.

Conoscere la lingua – che sia il sardo o qualsiasi altra lingua del mondo – ci aiuta a comprendere meglio i luoghi che abitiamo e i luoghi che visitiamo.

Con riferimento all’escursionismo, i toponimi dei luoghi ci possono dire tanto non solo sulla conformazione della nostra meta o su ciò che incontreremo lungo il cammino, ma anche su come si presentava quel luogo nel passato.

Purtroppo, spesso, le mappe sono state completate da cartografi che non avevano una buona conoscenza della lingua scritta, se non addirittura di quella orale – consideriamo che ancora oggi, a parte alcune regole universalmente condivise, non c’è un accordo unanime su come debba essere trascritta la lingua parlata – per cui spesso possiamo trovare la stessa parola scritta in modo differente seguendo la differente pronuncia nelle varietà locali della lingua sarda.

Proviamo comunque a stilare una breve lista – non certo esaustiva – dei termini che potremmo incontrare più spesso e che potrebbero tornarci utili nel corso delle nostre esplorazioni delle montagne sarde e nella consultazione delle mappe, con esempi di luoghi più o meno conosciuti.

In coda a questo breve elenco citeremo alcuni nomi che sono stati totalmente stravolti nella loro trascrizione o traduzione in lingua italiana.

L’idea, in uno spazio così breve, non è certo quella di fare un elenco completo, ma piuttosto quella di dare delle piccole indicazioni e di mostrare quanto sia importante la conoscenza della lingua per comprendere e interpretare il territorio.

Spendula / Istrampu: Molti di voi conosceranno probabilmente la cascata Sa Spendula di Villacidro, forse una dei salti d’acqua più visitati tra i numerosi presenti in Sardegna, anche per via della semplicità con la quale la si può raggiungere. Se in tanti sono convinti che “Sa Spendula” sia il nome proprio della località, molti non sanno che in realtà “Spendula”, così come “Istrampu”, non sono altro che i termini sardi per dire “cascata”. Gli esempi si possono trovare a decine, ma tra i più famosi possiamo citare “S’Istrampu de su Segnore” nel territorio di Villanova Monteleone, “S’istrampu ‘e Massabari” nel territorio di Cuglieri o “Sa Spindula” nel territorio di Uta. Per questo motivo, toponimi quali “Cascata Sa Spendula” o “Cascata S’Istrampu” altro non sono che una ripetizione priva di logica.

Sa Spendula di Villacidro

– Mitza / Bena / Funtana: queste parole hanno il significato di “sorgente”. Famosissima la località “Mitza Margiani” nei boschi di Villaverde o la località “Is Benas” nel Monte Arci di Morgongiori. Se durante un’escursione abbiamo bisogno di acqua per rinfrescarci il volto e vediamo nella mappa un’indicazione per una mitza/bena/funtana sappiamo che è là che ci dobbiamo dirigere, ma attenzione a non farci troppo affidamento: nei mesi più caldi, durante i quali le falde sono povere d’acqua, le sorgenti potrebbero essere secche!

– Pitzu: uno dei suoi significati è quello di “becco di uccello”, da qua la parola sarda “spitzulare” che significa “beccare/pizzicare”. Nelle montagne indica una cima particolarmente appuntita, proprio come il becco di un uccello.

– Bruncu: Ci troviamo di fronte a un altro termine che assume significati diversi a seconda del contesto di utilizzo. Può infatti significare “muso/grugno”, così come “cima”, intesa non per forza come punto più alto di una montagna ma anche in senso più generico “luogo elevato”, dal quale solitamente si ha una vista ampia sul territorio circostante. Chi ha un minimo di familiarità con le montagne della Sardegna conoscerà sicuramente “Bruncu Spina”, tra i comuni di Villagrande Strisaili e Desulo, che con i suoi 1829 m.s.l.m., rappresenta la seconda cima più elevata dell’isola. Un altro esempio che possiamo citare è “Bruncu Mùtzius, sul Monte Arci, accanto a “Sa Trebina Lada”, dal quale si può godere di un meraviglioso panorama su tutto il campidano di Oristano e sui monti all’orizzonte.

Panorama al tramonto da Bruncu Mùtzius

– Scala / Iscala – talvolta nel sud troviamo la “b” in sostituzione della “l”: Come nella lingua italiana, questa parola ha il significato di “scala”, ma nell’ambito della montagna indica un sentiero molto ripido, una strada in forte pendenza che permette di passare da una parte a un’altra di un monte, specialmente lungo un suo costone. Per fare alcuni esempi, soltanto sul Monte Corrasi, che per la sua conformazione presenta numerosi sentieri estremamente ripidi, possiamo trovare “Scala ‘e Pradu”, “Scala ‘e Marras”, “Scala Cateddu”, “Scala de Vortas”, “Scala s’Arenargiu”, “Iscala de sa Verveche” e tante altre ancora.

– Cuile / Cuili: indica generalmente un ovile, un luogo di riparo per il bestiame e anche per i pastori, che può avere varie forme e vari tipi di costruzione. Ormai, per via della grande fama dei “cuiles” ancora presenti in gran numero in particolare nel Supramonte e in Ogliastra, siamo soliti immaginare le capanne circolari in pietra, con copertura fatta in legno di ginepro o altre piante – il cui nome sarebbe in realtà quello di “pinnetu” – che, se un tempo davano riparo a pastori e animali, oggi sono, spesso – quelli tenuti in migliori condizioni – luoghi di sosta notturna per escursionisti avventurosi. Tra i più famosi possiamo sicuramente citare il Cuile di Tziu Raffaele a Dorgali, diventato negli anni un’istituzione per numerosi escursionisti e purtroppo andato in fiamme negli scorsi anni, ma che si prevede di ricostruire.

Cuiles de S’Arcu ‘e Su Tasaru, lungo il sentiero per Cala Mariolu

– Padente / Padenti: letteralmente “bosco/foresta”.

– Serra: Si tratta di un’altra parola che può assumere diversi significati a seconda del contesto. Significa infatti “sega” ma nel contesto montuoso assume il significato di “crinale/giogaia”.

– Gorropu / Carropu: tutti voi conosceranno “la gola di Gorropu”, ma ciò che tante persone non sanno è che – esattamente come nel caso di ripetizione illogica in “Cascata S’Istrampu”“Gorropu” non è il nome proprio del luogo, ma significa esattamente forra / canalone / gola di montagna / crepaccio, nei quali – talvolta a periodi alterni – scorre dell’acqua.

– Bacu – molto spesso nelle località del nord si trova scritto “’accu”: è un termine dal significato molto simile a quello precedente, talvolta interscambiabile, che indica però solitamente una gola molto stretta. Troviamo questo toponimo in numerose località dell’Ogliastra, dove l’acqua ha scavato parecchie strette gole tra le rocce calcaree. Nel solo comune di Baunei i toponimi contenenti la parola “bacu” si contano a decine: “Bacu Lispedda”, “Bacu Mudaloru”, “Bacu Padente”, “Bacu Addas” e tanti altri ancora, in alcuni dei quali è possibile praticare l’attività di Canyonig.

Insolita veduta panoramica su Gorropu

– Coròngiu: indica un grosso masso, un macigno, talvolta la cima pietrosa di un colle. Possiamo citare due esempi molto conosciuti del Monte Arci: “Su Coròngiu de Fanari”, il famosissimo megapillow – unicum a livello mondiale per le sue dimensioni – nel territorio di Masullas e su “Corongiu de Sitzoua”, nel territorio di Marrubiu, che è il terzo dei neck basaltici del Monte Arci insieme a “Sa Trebina Longa” e “Sa Trebina Lada”, dei quali abbiamo già parlato in questo articolo.

– Badu / Bau: significa “guado” ed è famosissima la località “Bau Mela” nel territorio di Villagrande Strisaili, con le meravigliose piscine naturali scavate nel granito o ancora, per quanto non affatto legato al mondo dell’escursionismo, la località “Badu ‘e Carros” nel comune di Nuoro. Qua attualmente sorge un carcere di massima sicurezza, ma il nome ci dice che un tempo, al posto di quelle mura, scorreva un fiume che veniva attraversato dai carri: un esempio che ci fa capire quanto sia importante conoscere la lingua per interpretare il territorio e la sua storia.

Genna / Janna: ha il significato di “porta”, ma può essere inteso anche come “passo/valico”. Citiamo per riportare un esempio soltanto “Genna Silana”, passo situato nel territorio di Urzulei, dal quale parte uno dei due principali sentieri che portano a Gorropu, ma il nome è estremamente comune in tutta la Sardegna.

Al di là delle parole strettamente legate alla morfologia del territorio, come quelle sopra citate, il discorso si fa un po’ più complesso con i toponimi legati a piante e animali. Spesso questi vengono infatti indicati con termini differenti nelle diverse aree della Sardegna. Ne riportiamo due a titolo esemplificativo:

– Elighe / Ilixi (letto /’iliʒi/): si tratta della pianta arborea più diffusa nei boschi dell’isola: il leccio. Il suo nome, come quello di numerose piante in lingua sarda, è molto vicino al termine latino: nella nomenclatura binomiale questa quercia è definita infatti Quercus ilex. Lo troviamo in numerosi toponimi tra i quali possiamo citare “S’Elighe ‘e Tureddu”, luogo del Supramonte di Orgosolo in cui è presente un famosissimo leccio che nella sua lenta crescita ha spaccato il masso entro il quale cresceva, o la località “Elighes ‘uttiosos” nel territorio di Santu Lussurgiu. Toponimi contenenti la parola “Ilixi”, poi, sono frequentissimi nella Sardegna centrale e meridionale: “Genna S’Ilixi” si trova indistintamente nel Gennargentu di Desulo, nel Marganai a Iglesias, in Ogliastra a Talana e nel Monte Linas a Villacidro.

S’Elighe ‘e Tureddu – Foto tratta da Wikimapia

– Benturzu / Gurtuju / Unturzu / Antruxu (letto /ant’ruʒu/): Si può trovare scritto in modi molto diversi per via, come già detto, della pronuncia differente nelle diverse varianti locali del sardo. Possiamo quindi trovare la “r” che cambia posizione all’interno della parola, vocali che cambiano o consonanti iniziali che cadono. Questo termine è però molto interessante perché ci racconta di un passato che non c’è più: il suo significato è infatti quello di “grifone”, un rapace che nel passato popolava i cieli della Sardegna e che la mano umana ha portato all’estinzione, benché ora esistano progetti per il suo reinserimento che stanno avendo un ottimo successo. Il fatto che il suo nome compaia in numerosi toponimi sparsi per tutta l’isola è testimonianza di quanto ampia fosse la sua diffusione nel passato. Facciamo alcuni esempi: tra Gallura, Logudoro, Marghine-Goceano e Montiferru il nome è presente in diverse località quali “Punta de S’Untulzu” e “Monte su Enturgiu”; una delle cime del Montalbo di Siniscola è chiamata “Punta Gurturgius”; nel Monte Arci troviamo “Iscala Antruxoni”.

Chiudiamo questa breve e non certo esaustiva rassegna con alcuni nomi di famose località che ci raccontano il territorio o che ce lo raccontavano in passato, poiché la traduzione in lingua italiana dei toponimi ne ha stravolto il significato:

Sa Stiddiosa: Il nome della famosissima cascata che troviamo lungo il Flumendosa al confine tra Gadoni e Seulo, ci dice proprio ciò che andremo ad ammirare: “stiddiai” significa infatti gocciolare, intendendo soprattutto il momento in cui sta per iniziare a piovere, e “Sa Stiddiosa” può essere tradotto come “la gocciolante”. Più che una cascata vera e propria si tratta infatti di un continuo gocciolamento d’acqua che dalle rocce calcaree si tuffa nelle acque del Flumendosa, creando un ambiente davvero spettacolare.

Sa Stiddiosa

– Perdas Crapias: Ormai da tutti conosciuta come “Punta la Marmora”, è la vetta più alta dell’isola, con i suoi 1834 metri. Il nome con il quale è conosciuta attualmente gli è stato attribuito in ricordo del generale piemontese Alberto Ferrero della Marmora che, nel corso della prima metà dell’800, compì alcuni viaggi in Sardegna per conto della casa reale dei Savoia, al fine conoscere meglio le risorse dell’isola e comprenderne le possibilità di sfruttamento. Al termine di questi viaggi scrisse anche due testi che rappresentano un’interessante testimonianza storica e geografica della Sardegna di allora.

Il nome originale di questa vetta era però, appunto, “Perdas Crapias”, che significa “pietre spaccate” e descrive esattamente quello che troviamo in cima alla montagna, per via della composizione scistosa delle pietre che tendono a frantumarsi sotto l’effetto degli agenti atmosferici.

– Malu Entu: Terminiamo questa breve rassegna con un esempio emblematico di un toponimo tradotto in italiano in modo totalmente errato, i cui casi sono purtroppo numerosi. “Isula de Malu Entu” significa letteralmente “isola del vento cattivo” in cui con “vento cattivo” si intende un vento molto forte, pericoloso, che può creare dei danni, e che sferza quest’isola che raggiunge appena i 18 m.s.l.m., situata nell’Area Marina Protetta della Penisola del Sinis. Nelle mappe, al posto del suo nome reale legato alle sue caratteristiche, troviamo il nome “Isola di Mal di Ventre”, una traduzione effettuata soltanto per assonanza che non ha però nulla a che vedere con il luogo. Non c’è infatti alcunché che possa legare l’Isola al mal di ventre, a meno che, una volta raggiunta, non si dedichi a mangiare erbe selvatiche a noi sconosciute che possono provocarci un forte mal di stomaco o danni ancora più gravi, cosa che naturalmente sconsigliamo a tutti.

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13 risposte

  1. Bellissimo. Bisognerebbe scrivere una enciclopedia per tutti i nomi in Sardo è tradotti in italiano. Al mio paese una località è chiamata “LUDENTINGI “ l’attuale amministrazione, con tanto di targa, la chiamano Lodentingi.
    LUDENTINGI =fango per imbiancare , perché vi è una sorgente di argilla ed i nostri antenati la usavano per imbiancare le case.

    1. Qual è il suo paese? Purtroppo è vero, tantissimi nomi sono stati distorti o per ignoranza di chi ha compilato le mappe o con l’idea di rendere alcuni luoghi più appettibili al turismo, ma in realtà i luoghi rimangono meravigliosi anche mantenendo il loro nome originale. Anzi, questi lo rendono ancora più bello perchè ci raccontano la loro storia!
      Gli esempi sarebbero infiniti: Monti di Mola diventiati Costa Smeralda, COncali su Terràinu diventto Pan di ZUcchero, Isula de su cavuru (isola dei granchi) diventata Isola dei Cavoli, Cala Ilune diventata Cala Luna e così via…

      1. Sì, mi sembrano tutti in territorio di Dorgali.
        Al massimo potrebbe essercene qualcuno che ricade nei comuni confinanti per il fatto che erano luoghi in uso a pastori di Dorgali e quindi hanno
        anche un toponimo “dorgalese”.
        Segnalo anche il lavoro di Bartolomeo Fancello “Toponimi dorgalesi su carta topografica” che ne ha collezionati e geolocalizzato tantissimi. E nelle ultime pagine poi c’è un piccolo glossario proprio sulle parole per descrivere/orientare.

    1. Gràtzias meda, est unu praxeri a sciri chi s’articulu nostru praxit. Eus a provai a ndi scriri àterus interessantis che a custu!
      Unu imprassu mannu!

    1. “canalone, forra” dae su vocabolariu dorg-ita de gonario carta brocca (si podet lèghere on line), “canale di deiezione” dae su libru “Toponimi dorgalesi su carta topografica de Bartolomeo Fancello.

  2. Apo acatau comente tradutziones: “canalone”, “forra” [vocabolario durg-ita on line de gonario carta brocca] e “canale di deiezione” [dae su libru de Bartolomeo Fancello “Toponimi dorgalesi su carta topografica”].

  3. L’isola chiamata mal di ventre, dagli abitanti della zona, non è mai stata chiamata Isula de malu entu. Il nome con cui è sempre stata conosciusta è S’isua de mar’e frenti (o vrenti) che significa all’incirca mare agitato.

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